CORONAVIRUS E VIOLENZA DOMESTICA. #IORESTOACASA QUANDO LA CASA NON E’ UN POSTO SICURO

CORONAVIRUS E VIOLENZA DOMESTICA. #IORESTOACASA QUANDO LA CASA NON E’ UN POSTO SICURO

Dal primo report pubblicato alla fine di marzo sul sito del Viminale, viene riportato che le limitazioni agli spostamenti, determinate dalle misure di contenimento anti Covid-19, hanno fatto crollare i delitti del 75 per cento.
L’unica eccezione è rappresentata dai reati che si consumano tra le mura domestiche.
Ambienti e situazioni molto stressanti e un diminuito accesso alle reti protettive e sociali, hanno infatti aumentato il rischio di abuso e violenza domestica sui soggetti più vulnerabili.
L’emergenza determinata dall’epidemia ha esposto drammaticamente i più deboli a subire violenza da parte di persone aggressive, la cui rabbia si è accesa maggiormente dalla mancanza di sfoghi esterni e dallo stress della “reclusione”.
Per le donne e i minori vittime di maltrattamenti e abusi la quarantena diventa quindi una trappola, considerando che nel nostro Paese oltre l’80% dei femminicidi e violenze avviene all’interno della famiglia.
Ciò nonostante, proprio durante il lockdown, c’è stato un impressionante calo di denunce e di telefonate ai centri antiviolenza. Determinato, con tutta evidenza, dalla paura di essere scoperti dai propri aguzzini.
E’ invece importante diffondere ed informare su tutte le misure e gli strumenti che possono essere utilizzati, anche durante il periodo di quarantena, al fine di proteggere le vittime di violenza domestica.
Innanzi tutto vediamo cosa si intende per maltrattamenti in famiglia.
Il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi è previsto dall’ art. 572 del codice penale.
Con questa disposizione normativa si vuole tutelare la dignità della persona offesa che subisce i maltrattamenti per mezzo di condotte di lesione o messa in pericolo dell’incolumità fisica o psicologica.
Questo reato viene trattato separatamente da quello di violenza privata perché il legislatore ritiene, giustamente, che abbia una valenza diversa dagli altri reati dato che l’offesa deriva nell’ ambito di relazioni, come quelle familiari, in cui la personalità dei soggetti dovrebbe essere favorita e non danneggiata.
La condotta penalmente rilevante è quella consistente in comportamenti di vessazione fisica o morale, espressi mediante azioni od omissioni, e ripetuti nel tempo che realizzino un regime di vita avvilente e mortificante per la vittima.
Si tratta quindi di una casistica molto ampia e soprattutto non determinata, proprio al fine di consentire al giudice di valutare caso per caso quali sono quei comportamenti che nell’insieme possano essere considerati maltrattanti.
Vi sono infatti alcune condotte che, singolarmente considerate non configurano il reato, ma che considerate complessivamente determinano una situazione di prostrazione nel soggetto succube tale da poter essere considerate maltrattamenti.
Così, oltre ai casi più eclatanti di aggressioni fisica, il delitto può essere integrato anche da una serie indeterminata di aggressioni verbali ed ingiuriose, abitualmente poste in essere nei confronti del coniuge, oppure dal continuo ed invasivo controllo da parte di un partner, divorato da una patologica ed incontenibile gelosia nei confronti del compagno, come dalla condotta del genitore che imponga al proprio figlio ad un regime di vita snaturato.
Il reato di maltrattamenti in famiglia è stato di recente modificato dall’entrata in vigore del c.d. “CODICE ROSSO”. Infatti l’art. 9, L. 19.7.2019, n. 69, ha modificato, a decorrere dal 9 agosto 2019, il contenuto dell’art. 572 c.p.. La pena prevista per il reato base di cui al 1° co. è aumentata da tre a sette anni di reclusione. Inoltre, è stata introdotta una nuova circostanza aggravante speciale e ad effetto speciale per il caso in cui il delitto sia commesso in presenza o in danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, ovvero se il fatto è commesso con armi. Il codice rosso subordina, la concessione della sospensione condizionale della pena, alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati.
Si tratta di un reato procedibile d’ufficio, ragion per cui non è necessaria la querela della persona offesa per poter procedere penalmente contro il responsabile.
Pertanto, chiunque ha avuto notizia del reato, sia esso un soggetto privato (come un parente o un amico,) oppure un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio può presentare denuncia presso qualsiasi ufficio delle Forze dell’ordine (come Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, polizia giudiziaria).
Dopo la denuncia si aprirà un procedimento penale, tuttavia, al fine di evitare che le vittime continuino ad essere esposte al pericolo il giudice incaricato potrà immediatamente disporre una o più misure cautelari nei confronti dell’indagato quali: l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima e, nei casi più gravi, la custodia cautelare in carcere.

Spesso però le vittime di violenza non trovano il coraggio di denunciare o non sanno come agire.
E’ dunque fondamentale, soprattutto durante questo periodo di lockdown in cui i soggetti più deboli si trovano isolati e spesso preda di paure ed angosce, far sapere che è possibile trovare immediato aiuto se ci si trova in una situazione di pericolo.

Innanzitutto contattando o recandosi immediatamente all’ufficio delle Forze dell’ordine più vicino.

Oppure utilizzando una delle numerose risorse che esistono al fine di supportare le vittime di violenza domestica in modo concreto ed immediato. Tra queste voglio ricordare che:
– il numero di emergenza del telefono rosa 1522, che è continuamente attivo.
– è stata attivata, grazie anche al supporto di Fondazione Snam, una nuova helpline contattabile al numero 800.13.17.24 o via email (ascoltodonna@weworld.it).
– i centri antiviolenza ci sono e continuano a funzionare regolarmente, accogliendo e ospitando le donne, anche in emergenza, pur nel rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie
– è possibile scaricare l’applicazione YOUPOL, realizzata in passato dalla polizia di stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, e che dal 27 marzo 2020, proprio per dare un maggiore aiuto alle persone in difficoltà nel periodo di quarantena, viene estesa anche ai reati di violenza che si consumano tra le mura domestiche.

“Nessuno si salva da solo”.
Se siete in difficoltà chiedete aiuto. Subito.

Avv. Sabrina Liguoro

Molte sono le problematiche che l’emergenza Coronavirus sta evidenziando.
Proviamo a chiarire alcuni dei dubbi che ci sono pervenuti in questi giorni con una serie di post, redatti dagli avvocati di Spazioaldiritto. Se avete domande specifiche, scriveteci ad info@spazioaldiritto.it