Sfida a duello “con ombrello”: per la Cassazione c’è l’aggravante dell’uso di un’arma

 

 

Sfida a duello “con ombrello”: per la Cassazione c’è l’aggravante dell’uso di un’arma

Con la sentenza 19 novembre 2020 n. 32525, la Corte di Cassazione ha affermato che ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente utilizzi un ombrello, trattandosi di arma impropria, ai sensi dell'art. 4, secondo comma, legge n. 110 del 1975 (“Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi“). La categoria dell'”arma impropria” ricomprende, oltre agli strumenti da punta e taglio e gli altri oggetti specificamente indicati, anche qualsiasi strumento utile ad offendere, la cui destinazione naturale non è l’offesa alla persona.

Tuttavia, ciò che conta è, oltre alla generica attitudine dell’oggetto all’offesa, soprattutto la concreta situazione: la condotta del soggetto deve risultare in modo non equivoco motivata dal proposito dell’utilizzazione dell’oggetto con il fine di ledere.

Nel caso in esame, l’aggressore, condannato per il delitto di lesione personale aggravata dall’uso di un’arma, ricorrendo in Cassazione, sosteneva che l’ombrello non poteva essere considerato quale oggetto idoneo ad offendere il cui porto sia vietato dalla legge.

La Suprema Corte, disattendendo la tesi difensiva, ha affermato che sussiste l’aggravante dell’uso di un’arma, richiamando e dando continuità, altresì, a quella giurisprudenza che, per arma impropria, intende qualsiasi oggetto, anche di uso comune e privo di apparente idoneità all'offesa, che sia in concreto utilizzato per procurare lesioni personali, giacché il porto dell'oggetto cessa di essere giustificato nel momento in cui viene meno il collegamento immediato con la sua funzione per essere utilizzato come arma.