Legittima la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per un “like” su Facebook

 

Legittima la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per un “like” su Facebook

Il T.A.R. milanese ha ritenuto legittima la sanzione della sospensione dal servizio per un mese, ai sensi dell’art. 5 (“Sospensione del servizio“) del D.Lgs. n. 449 del 1992 (“Determinazione delle sanzioni disciplinari per il personale del Corpo di polizia penitenziaria e per la regolamentazione dei relativi procedimenti, a norma dell'art. 21, comma 1, della legge 15 dicembre 1990, n. 395), comminata a un Vice Commissario ordinario appartenente al Corpo di Polizia penitenziaria per aver posto un “mi piace” ad una notizia relativa al suicidio di un detenuto avvenuto in una casa di correzione pubblicata su Facebook.

L’adito T.A.R., rigettando la tesi del ricorrente secondo cui la sua approvazione non sarebbe stata indirizzata al suicidio del detenuto ma al pronto intervento della Polizia penitenziaria, ha valutato il fatto come inequivoca manifestazione di approvazione o compiacimento da parte del ricorrente per l’evento infausto accaduto. Infatti, come stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione (55418/2017), l’opzione “mi piace” ha una portata amplificatrice e di condivisione del contenuto veicolato sui social network.

Per tali motivi, la condotta risulta contraria al rispetto della dignità della persona umana e di quella dei soggetti detenuti, a maggior ragione se chi commette il fatto è un funzionario del Corpo di Polizia penitenziaria, stante il suo ruolo attivo nel percorso di rieducazione dei carcerati.