Madre “riferimento” per le esigenze del figlio: può chiedere all’ex l’aumento per il ragazzo maggiorenne?


Madre “riferimento” per le esigenze del figlio: può chiedere all’ex l’aumento per il ragazzo maggiorenne?

Con ricorso avanzato ex articolo 337 quinquies codice civile (“Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli”), una donna chiedeva al Tribunale l’implementazione dell’assegno di mantenimento a carico del padre in favore del figlio maggiore di età. Il Tribunale rigettava l’istanza rilevando che la coabitazione del figlio con la madre era cessata in quanto lo stesso ragazzo, in ragione della frequenza dei corsi universitari fuori sede, faceva rientro presso l’abitazione della madre solamente in occasione delle festività. La Corte d’Appello accoglieva il reclamo della donna, ritenendo sussistente la legittimazione a richiedere l’aumento del mantenimento del figlio non economicamente sufficiente.

Il padre proponeva revocazione ai sensi dell’articolo 395, comma I, numero 4, del c.p.c., afferente all’errore sul fatto della coabitazione del figlio maggiore di età con la madre che, secondo lo stesso, è stato posto a fondamento della decisione e che l’uomo riteneva insussistente.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29977 del 31 dicembre 2020, rigettando il ricorso del padre, ha ritenuto decisivo il fatto che, nonostante la coabitazione sporadica, il figlio ritenesse la madre il soggetto di riferimento per reperire le risorse necessarie per soddisfare le proprie esigenze, a cui non poteva provvedere in modo autonomo, precisando, inoltre, che il giudizio sulla decisività dell’errore costituisce un apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito e che, per l’effetto, non risulta sindacabile in sede di legittimità.