Insegnante umilia l’alunno durante le lezioni: risponde di maltrattamenti

Insegnante umilia l’alunno durante le lezioni: risponde di maltrattamenti

Con la sentenza n. 3459 del 27 gennaio 2020, La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla questione afferente alla delimitazione dell’ambito applicativo del reato di maltrattamenti (art. 572 c.p.) rispetto all’affine, ma distinta, ipotesi criminosa dell’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina (art. 571 c.p.), in relazione al rapporto insegnante-alunno. In particolare, nel caso concreto, la Corte d’appello aveva confermato la pronuncia del Tribunale che aveva condannato un insegnante per il reato di maltrattamenti, in quanto risultava accertato che l'imputato apostrofasse sistematicamente la vittima, allora appena dodicenne, con epiteti ingiuriosi, anche durante le lezioni e davanti a tutta la classe.

L’imputato proponeva ricorso per Cassazione sostenendo l’errata qualificazione giuridica del fatto, che, a suo dire, non avrebbe dovuto essere sussunto nella fattispecie dei maltrattamenti, bensì in quella dell'abuso dei mezzi di correzione e di disciplina, che ricorre anche quando la funzione correttiva si estrinsechi attraverso contegni afflittivi ed umilianti per il destinatario.

La Cassazione, tuttavia, ha disatteso la tesi difensiva, individuando l'elemento distintivo tra i due reati nella idoneità o meno del mezzo utilizzato a educare, con la conseguenza che viene integrato il delitto di maltrattamenti tutte le volte in cui le condotte, pur realizzate con fine educativo, siano oggettivamente idonee ad offendere il bene della integrità psicofisica della vittima più che a educare. Pertanto, il compimento sistematico di atti di natura vessatoria integra il reato di maltrattamenti (art. 572 c.p.) anche qualora le condotte dell'agente siano sorrette da un intento educativo o animate da spirito "di protezione".

Infine, è bene precisare che il reato di abuso dei mezzi di correzione (art. 571 c.p.) presuppone l'uso non appropriato di metodi o comportamenti correttivi in via ordinaria consentiti, quali l'esclusione temporanea dalle attività ludiche o didattiche, l'obbligo di condotte riparatorie o forme di rimprovero non riservate.