Il licenziamento per giusta causa del lavoratore assente per isolamento fiduciario

Il licenziamento per giusta causa del lavoratore assente per isolamento fiduciario

Il Tribunale di Trento, con ordinanza 21 gennaio 2021, ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa di una lavoratrice che era stata costretta a restare in isolamento fiduciario per due settimane di rientro dalle ferie trascorse all’estero, a causa delle norme anti-COVID, prorogando la sua assenza da lavoro.

In particolare, la lavoratrice aveva trascorso in Albania sia le ferie concordate con il datore di lavoro, sia tre giorni di permessi ai sensi della Legge 104/1992, sia un ulteriore periodo di 5 giorni per malattia del proprio bambino, rientrando in data 27 agosto 2020. Al suo rientro la lavoratrice, in base alle vigenti disposizioni anti-COVID, la stessa avrebbe dovuto rimanere in isolamento fiduciario fino al 9 settembre. Il datore di lavoro, allora, aveva avviato un procedimento disciplinare per aver causato una disorganizzazione del lavoro all’interno dell’azienda poiché si era messa sin dall’inizio nella condizione di non poter rientrare al lavoro alla fine del periodo di ferie programmate. Inoltre, il datore di lavoro evidenziava che alcuni certificati medici presentati dalla lavoratrice fossero stati emessi da un medico italiano e riferiti a giornate in cui la stessa si trovava all’estero o a giornate in cui la persona era in viaggio e non in malattia.

Il Tribunale di Trieste ha osservato che la lavoratrice sin da prima della partenza per l’Albania era consapevole (o, comunque, avrebbe dovuto esserlo), che non avrebbe potuto tornare al lavoro alla fine delle ferie programmate, in quanto soggetta all’obbligo di isolamento fiduciario.

Sulla base di questa considerazione, il Giudice ha valutato il comportamento della lavoratrice sotto due profili. Per quanto riguarda il profilo oggettivo, sono stati presi in considerazione non solo l’assenza da lavoro, ma anche il disagio organizzativo procurato al datore derivante dall’imprevista mancata presenza della lavoratrice. Per ciò che riguarda il profilo soggettivo, il Giudice ha anche preso in considerazione non solo la condotta principale (su cui espressamente dice che la lavoratrice avrebbe dovuto astenersi dall’andare in Albania), ma anche i numerosi tentativi della lavoratrice di prorogare il rientro sul luogo di lavoro. Alla stregua di questa valutazione, il decidente ha ritenuto legittimo il licenziamento rigettando le richieste della lavoratrice.